Attachment-1Questa struttura canonica – peraltro declinabile in molti modi (dalla formula ‘lui & lei’ delle commedie a quella che vede al centro un solo protagonista, in conflitto con sé stesso) – è stata diversamente interpretata a seconda delle fasi storiche e dei relativi mutamenti socio-culturali, fino ad essere profondamente modificata.

Mentre l’eroe classico cambiava nell’azione e grazie all’azione (che poi andasse a buon fine o no), l’eroe contemporaneo fa fatica a farlo: la sua opacità, la performatività debole, l’etica discutibile se non proprio negativa, il vago senso di una pre-destinazione,… sono tutti tratti di un eroismo apparentemente mobile, ma in realtà impermeabile all’evoluzione e alla ricerca della sintesi, in perfetta linea con il tatticismo ed il relativismo delle scelte odierne. In aggiunta, è un eroe molto difficile da leggere a prima vista. Gli eroi classici e anche post-classici restavano personaggi complessivamente più coerenti, compatti, facili da leggere, perché in essi non vi era quasi mai contraddizione tra apparenza e realtà. Di norma, chi aveva un certo ruolo si comportava, almeno a prima vista, secondo le regole che il ruolo imponeva: l’official poteva essere ingenuo o rigido, e persino antipatico, ma non tradiva in modo esplicito la sua funzione e le aspettative di ruolo; e l’outlaw, da parte sua, anche se alla fine si rivelava generoso e affidabile, non mancava mai di rimarcare la sua riluttanza e l’eccezionalità del suo intervento a favore della comunità. Insomma, chi sposava un certo sistema di valori ne manifestava anche esteriormente l’adesione. Viceversa, nella drammaturgia di oggi, le figure di eroe si sono fatte strutturalmente complicate, contraddittorie, difficili da interpretare. Non c’è più corrispondenza, anche solo di facciata, tra il ruolo (cioè la posizione che il personaggio ha in seno alla comunità e alle istituzioni: insider o outsider); l’atteggiamento (come si esprime e come si comporta rispetto a ciò che giudicato socialmente accettabile dal pubblico); i valori (qual è la sua etica di fondo, sempre rispetto alla prospettiva mainstream); e l’appeal di superficie (il fascino e la simpatia oppure la sgradevolezza e l’antipatia). La libertà nel combinare questi elementi dà dunque luogo a figure ambigue – buoni corruttibili e cattivi redimibili, falsi buoni e finti cattivi, official perversi e malviventi simpatici,… – che riflettono l’incertezza valoriale e la libertà espressiva assai maggiori dei nostri tempi.

Attachment-1Eppure, anche l’eroe contemporaneo, pur così complesso, discutibile, difficile da classificare, esercita su di noi un fascino considerevole. E ciò deriva dal fatto che, proprio mentre si mostra vicino alla sensibilità dei nostri tempi, figlio degli stessi smarrimenti, rimane tuttavia una figura capace di muoversi nel nuovo contesto con una ‘grandezza’ a noi sconosciuta: vive il suo tempo in pieno, radicalizzandone luci e ombre, speranze e paure, restituendo il dilemma del suo stare-nel-mondo in dimensioni ‘larger than life’. Ha quel tratto tipico della mentalità americana che Elio Vittorini chiamava “ferocia”: e cioè il fatto di vivere tutto con intensità massima, con il “ruggito dell’iperbole”. L’eroe hollywoodiano di oggi è dunque un soggetto post-moderno, sì, con una differenza, però, e determinante, rispetto al nostro vivere quotidiano: che combatte sempre e comunque fino in fondo, al di là delle sue effettive chance di successo, per una posta decisiva. Ha meno certezze e idealità di prima; è più egoista e disilluso; ma sa ancora lottare per la realizzazione dei suoi sogni, per la conquista/riconquista del suo universo affettivo; e, ogni tanto, persino per la salvezza del mondo. Inoltre, altro punto cruciale, intraprende (quasi sempre) questa lotta dando importanza a ciò che è bene o male; con una tensione etica, insomma, che – pur sfumata, sbiadita, complicata dal venir meno dei quadri assiologici forti – rimane comunque avvertibile.

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