Sfida infernale (immagine originale)Fin dalla sua uscita, oramai più di trent’anni fa, ho trovato originale ed anche geniale il contributo all’analisi della drammaturgia cinematografica americana di Robert Ray. Questi, nel suo oramai classico A Certain Tendency of the Hollywood Cinema. 1930-1980 (1985), sostiene l’idea che la struttura narrativa classica hollywoodiana si fondi, più che sul canonico conflitto tra protagonista e antagonista, sul confronto tra due deuteragonisti, definiti ‘official hero’ e‘outlaw hero’.

L’official hero è normalmente ritratto come un family man, maturo ed equilibrato, rappresentante delle istituzioni (giudice, sceriffo, poliziotto, soldato, uomo di stato,… ma anche insegnante, medico, avvocato, direttore di giornali,…) o perlomeno insider, integrato nella communitas, di cui sposa i valori di fondo: il rispetto delle regole, il primato dell’interesse comune, il desiderio di radicamento e di condivisione, l’idea di nazione. Sono official figure della tradizione come il colono di Il cavaliere della valle solitaria e lo sceriffo Wyatt Earp di Sfida infernale; ma anche profili più moderni come il procuratore distrettuale Jim di Le due strade o Jackie di Duello al sole, gentiluomo progressista, amico sia delle compagnie ferroviarie che dell’esercito, i due grandi agenti di modernizzazione del West. L’outlaw hero, invece, incarna i valori del self (autodeterminazione, autonomia, capacità di intrapresa, mobilità), esprimendo quell’istanza individualistica, anticonformistica e libertaria, diffidente se non proprio ostile verso l’autorità, che è fortemente radicata nello spirito americano. Se l’official dice: “nessuno può mettersi al di sopra della legge”, l’outlaw dice: “non so/non mi interessa cosa dice la legge, ma so cosa è giusto e cosa no”. Può essere davvero un fuorilegge (purché alla fine si redima, s’intende): Blackie di Le due strade è una specie di gangster; Rocky Sullivan di Angeli dalla faccia sporca lo è davvero; Jesse James è un bandito ricercato, per quanto se la prenda coi prevaricatori. O può essere un ex-fuorilegge che diventa collaboratore delle istituzioni, come il boss di La pattuglia dei senza paura o il pistolero di I cavalieri del Texas; o uno che è erroneamente creduto fuorilegge (come Ringo di Ombre rosse). O, ancora, può essere un individuo borderline (come Rick di Casablanca); o un ‘irregolare’, con vizi e problemi che non ne consentono una piena integrazione (è il profilo del ricorrente Doc Holliday, da Sfida infernale in poi). O, semplicemente, un anticonformista: il giurato fuori dal coro, il cronista indipendente, l’avvocato irrituale, l’avventuriero, il ribelle. Attachment-1In ogni caso, egli riveste il ruolo di outsider, manifestando riluttanza ad integrarsi nella comunità, grande indipendenza di giudizio e poca disponibilità a indulgere all’amore, tutte caratteristiche che lo ricollegano immediatamente all’eroe della tradizione letteraria americana.

Ora, tipicamente, la collaborazione produttiva tra queste due figure deuteragoniste, dopo le distanze e persino il contrasto, porta all’elaborazione di una sintesi: ognuno dei soggetti lascia sul terreno negoziale qualcosa delle sue posizioni e accoglie qualcosa dell’altro; e alla fine l’unità di intenti e la trasformazione dei personaggi è figura simbolica di una conciliazione possibile e creativa fra due set di valori che parevano, ed in effetti erano, non immediatamente compatibili.

One thought on “Gli eroi classici: official e outlaw

  1. Anche questa volta articolo stimolante…

    Nel mio approccio di Sviluppo Personale Narrativo mi capita di usare la dinamica deuteragonistica per far riflettere sulle inevitabili pulsioni divergenti che albergano dentro ognuno di noi… ma tentare di conciliarle.

    E’ comodo far visualizzare le “parti contrapposte” come due personaggi distinti quando in realtà dentro di noi rappresentano istanze diverse ma della stessa personalità.

    L’idea stessa che si debba imparare a muoversi su un “terreno negoziale” e quindi lasciare qualcosa di una posizione per accoglie qualcosa dell’altra è molto stimolante e invita le persone a mescolare una propensione a volere di più con quella opposta dell’accontentarsi.

    Forse… se nella vita imparassimo a mixare “Accontentarsi&Volere di più” alla fine avremmo veramente di più… invece troppo spesso quello che facciamo è pensare ingenuamente di poter avere tutto per poi accorgerci che non è possibile e saltare dalla parte opposta, finendo per accontentarsi e basta!

    Vedere che anche gli Eroi dei film hanno un prezzo da pagare aiuta a capire che non c’è nulla di gratis :-)

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